Insieme raccontiamo #18



Ed eccomi qui con “Insieme raccontiamo#18” di Patricia Moll.
Questa volta, oltre alle solite regole, ce n’è anche una in più che rende la sfida più interessante.
Aggiungere alla fine del racconto un’immagine sul tema scelto, questa volta i treni.
Cominciamo!

Incipit di Patricia:
“Battisti nelle cuffiette cantava “c’è un treno che parte alle 7,40...”
Forse non erano proprio le 7,40 però il treno era lì, fermo come un cannibale vorace pronto a inghiottire chiunque gli si avvicinasse troppo. Pauroso, eppure invitante.
Doveva smettere di guardarlo e prendere una decisione. Salire o no?”

Mio finale:
“Dove lo avrebbe portato quel treno?
Lontano da casa di sicuro, pensò Luca, dalla campagna che lo aveva cresciuto come una madre premurosa e protettiva, celandolo alle malizie della città.
Fino a quando era arrivato il periodo della maturità, della consapevolezza.
Aveva diciotto anni, adesso, un diploma in mano e non poteva più accontentarsi di un’anima corriera che dal suo piccolo, rassicurante paesino sperduto in mezzo ai campo lo conduceva fino alla vicina cittadina per andare a scuola e poi subito tornare a casa perché come gli dicevano i suoi genitori “il mondo fuori è cattivo”.
Doveva andare, sì.
Lasciare quella realtà che ormai gli andava stretta e tentare.
Lo aveva promesso a Nicola.
Preso il diploma, e Nicola la laurea, sarebbero andati a Roma e lì avrebbero iniziato la loro vita insieme.
Guardò il display del lettore mp3: Battisti stava sfumando, presto sarebbero arrivati i Baustelle.
E lui avrebbe fatto come Baudelaire.
Prese il borsone in cui la sera precedente aveva sbattuto le ultime cose alla rinfusa, la grossa valigia blu e salì sul treno.
Il cellulare che teneva nella tasca dei jeans si mise a vibrare in quel momento.
Rispose e la voce calda di Nicola lo raggiunse:
-Dove sei?-
-Sono appena salito, vagone tre.-
-Ho preso due biglietti per la prima classe, vengo a prenderti. Ti amo.-
Luca sorrise, all’improvviso il treno non era più un mostro cattivo ma un bellissimo forziere pieno di speranza.
-Anche io.- disse.”


Commenti

Patricia Moll ha detto…
Stupendo! Mi piace tantissimo. Il treno della speranza. Aperanza di una vita libera e civile per tutti!
Grazie Ofelia!
Ofelia Deville ha detto…
Grazie Pat :-)
Patricia Moll ha detto…
Sono riuscita a prelevare il banner.😊 nonostantw il tablet,
L'homesso fissoenel miopost per il 28
Grazie!
Tomaso ha detto…
Cara Ofelia, che bello il tuo racconto, sembra quasi di leggere una favola, complimenti di vero cuore, Patrizia, che ha sviluppato insieme raccontiamo!!!
Ciao e buon inizio della settimana cara amica con un forte abbraccio e un sorriso:-)
Tomaso
Marina Zanotta ha detto…
Speranza di andare in un luogo o paese senza discriminazioni. Che finale intenso Ofelia!
Francesca A. Vanni ha detto…
Ma che bel racconto, il contrasto città contro provincia e l'inizio di un amore che merita di essere vissuto!
Brava :-)
Baci, Franny
I miei complimenti!
Mariella ha detto…
Anche il tuo finale è strepitoso!

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