Volontariato: sì o no?

L’altra sera ho assistito, senza ovviamente volerlo, ad un litigio: uno di quelli coi fiocchi, che non risparmiano colpi bassi e dove non c’è nessun arbitro a separare i due contendenti.
Ero stata invitata a cena da Riccardo e Andrea, i miei vicini di casa.
Aspettavamo Riccardo per le otto, ma alle otto e mezza ancora non era tornato ed era irreperibile.
Idem le nove.
Dicasi uguale alle nove e mezza, e ormai io e Andrea avevamo già finito di mangiare.
Andrea era a dir poco incazzato e quando Riccardo è tornato è scoppiata la lite furibonda.
Ma facciamo un passo indietro.

Riccardo è un volontario di Croce Rossa e spesso (più o meno una notte, un pomeriggio la settimana dopo il lavoro e la domenica) si trova nella sua sede per prestare volontariato.
Sostiene che ad aiutare gli altri ci si senta meglio, che è un bel modo di trascorrere il proprio tempo, che fa scaricare l’adrenalina, ti fa sentire utile e si fa del bene alla società senza chiedere nulla in cambio.

Andrea invece è contrario al volontariato.
È membro di un ente di beneficenza per cui fa donazioni annuali, ma non se la sente di partecipare in prima linea ad un’attività di volontariato e dopo il lavoro preferisce dare attenzione al rapporto con Riccardo e occuparsi delle incombenze di tutti i giorni (quelle che noi donnine con scopa, secchio e straccio in mano conosciamo dalla notte dei tempi).

È andata che quando, appunto, Riccardo è arrivato e si è giustificato dicendo di essersi fermato di più in sede perché non arrivava l’altro volontario Andrea gli ha risposto che a questo punto poteva anche prendere le sue cose e trasferirsi definitivamente in Croce Rossa.
Così Riccardo ha risposto che Andrea è il solito egoista e che non valeva la pena di prendersela per una cena o per qualche impegno rimandato.
Andrea ha detto che essere assenti in quasi la totalità della relazione ma giocare al dottor Ross con gli altri è una bella forma di narcisismo.

A quel punto mi sono silenziosamente tolta dai piedi per tornarmene a casa, ero talmente imbarazzata da non sapere cosa dire.
Così eccomi qui a scrivere un bel post!

Scherzi a parte, vorrei sapere cosa ne pensate voi del fare volontariato.
Deriva sul serio solo dalla necessità di aiutare il prossimo pro bono, da una carica interiore di altruismo o sotto sotto denota invece una sfumatura più egoistica e, perché no, anche narcisistica?
Che senso ha fare volontariato?
Che senso ha scegliere di non farlo?
Io sono dell’idea che ognuno deve agire secondo la sua coscienza e sempre con moderazione, nel caso in cui decida di dedicarsi al prossimo.

Intanto, per darvi due pareri diversi, vi lascio qui due stralci di testi differenti, il primo pro e il secondo contro il volontariato.

Nella Giornata Internazionale del Volontariato, nata su iniziativa delle Nazioni Unite nel 1985, ecco tre buoni motivi per diventare volontario:
-Sentirsi utili e acquisire fiducia in se stessi – donare il proprio tempo per una causa alla quale si tiene particolarmente, dona un senso di realizzazione nel vedere l’effetto positivo che il proprio operato ha sugli altri.
-Arricchire se stessi – il volontario è stimolato nel mettere in gioco le proprie capacità sia umane (es. empatia, sensibilità, altruismo) sia professionali (es. lavorare in squadra). Il volontariato è anche uno scambio: donando si ha la possibilità di apprendere dagli altri competenze e di vivere nuove situazioni e opportunità di crescita.
-Conoscere nuove persone – il volontariato unisce personalità molto diverse tra loro ma unite dalla volontà di raggiungere uno stesso obiettivo. Un ottimo modo per far incontrare persone con esperienze di vita differenti dalla propria, facendo sì che, talvolta, si creino forti legami di amicizia.

Citando A. Pangrazzi “quando si parla di volontari c'è la tendenza a sottolineare l'aspetto gratuito del loro servizio, il loro altruismo, la loro dedizione, il loro disinteresse. In realtà la loro gratuità e il loro altruismo vanno ridimensionati. È vero, i volontari non sono pagati ma non lavorano per niente. Il volontariato non è solo un modo per aiutare gli altri, ma uno strumento per appagare esigenze ed interessi personali. Scavando un po' sotto le intenzioni più genuine e altruistiche, si trovano molti risvolti personali. Per alcuni il volontariato è molto gratificante perché dà significato nuovo alla vita, per altri serve ad alleviare un certo senso di isolamento; per altri ancora può contribuire alla pace interiore o alla soddisfazione di avere un certo protagonismo. Forse non è del tutto azzardato suggerire che spesso i volontari hanno più bisogno degli assistiti che non gli assistiti dei volontari”.
Un altro aspetto che può rientrare tra le motivazioni egoistiche è il riconoscimento sociale di cui gode il volontario. È plausibile pensare che, visto che l'attività di volontariato risulta agli occhi della società positiva e benefica, queste qualità vengano trasferite su chi effettua l'attività e quindi venga giudicato più positivamente e favorevolmente rispetto al resto della società. Sarebbe per questo plausibile pensare che il volontariato accresca quella parte della persona narcisista che si alimenta e trae benessere dai giudizi positivi e dagli elogi che vengono dalla società.


Commenti

MikiMoz ha detto…
Si poteva tranquillamente risolvere in un modo: tizio telefonava a caio (e te) dicendo che avrebbe fatto un po' di ritardo per via di un contrattempo. Metà della rabbia sarebbe sbollita.

In ogni caso, io di fatto sono volontario. Membro di un'associazione di promozione sociale che poi mi ha anche dato lavoro (lo stesso che prima svolgevo da volontario, appunto). Ora non lavoro più lì ma ne sono comunque parte e sul volontariato ho una mia idea: è vero che è puro egoismo. Ci fanno stare bene, fertilizzano il nostro ego. E penso che al 70% moltissimi colmino i loro vuoti (affettivi e via dicendo) lanciandosi in queste avventure...

Moz-
Tomaso ha detto…
Cara Ofelia, mi ai messo di buonumore leggendo il tuo post, complimenti lai raccontata benissimo!!!
Ciao e buon inizio della settimana con un abbraccio e un sorriso:-)
Tomaso
Francesca A. Vanni ha detto…
Ho riso, riso e ancora riso immaginando la lite che si è consumata fra i tuoi amici: sembrava una scena di Casa Vianello!
A parte questo, sono fondamentalmente contraria al volontariato in ogni sua forma.
Prima di tutto perché chi opera in questo campo è un grandissimo narcisista che ha bisogno di mettersi in mostra e finisce col trascurare casa, famiglia, lavoro, amici... insomma, basta che abbia le luci dei riflettori su di sé e lui è a posto.
Poi anche per una questione economica.
Nell'ultimo decennio lo Stato Italiano ha sostituito il lavoro con il volontariato e questo è assolutamente sbagliato.
Prendiamo ad esempio la Croce Rossa dove milita il tuo vicino.
Perché in Italia è gratis, mentre negli USA sei paramedico e sei stipendiato, tutelato, avrai pure diritto ad una pensione?
Un abbraccio grande!
Franny
E' una scelta soggettiva non si può prendere posizione pro o contro. Quello che mi sento di dire è che cmq se anche fai volontariato attivo ossia in prima persona, non devi dimenticarti delle persone vicino a te che ti amano altrimenti sembra quasi che uno ami più aiutare sconosciuti che esserci per chi ti ama e si ama.
Patricia Moll ha detto…
Pensiero personalissimo, Ofelia.
Per fare volontariato bisogna esserci veramente portati. Non farlo perchè è di moda o perchè non si sa come passare il tempo.
Ci vuole impegno, costanza sacrificio e cuore, tanto cuore e tanta empatia.
Non credo sia da tutti, insomma.
Non penso che vada colpevolizzato che non lo pratica. Magari si dedia agli altri in mille altre maniere. Offerte in denaro ad esempio. Oppure scrivere racconti gratuitamente per vendere un libro i cui proenti andranno per i terremotati.
Personalmente non faccio volontariato impegnandomi personalmente. Faccio l'annuale offerta all'AIRC, sì ma non altro.
Ammiro chi riesce a dedicarsi attivamente agli altri mettendosi in gioco di persona. Io non ce la farei.

Credo altresì però che fare volontariato di persona non implichi per forza di cose dimenticare o mettere al secodo posto chi ci sa vicino. Come in ogni cosa ci vuole la giusta misura. Ma è sempre possibile metterla in pratica? Come nel caso che hai citato tu, se chi deve prendere il tuo posto non arriva non puoi lasciare sguarnito il posto. Non puoi rispondere a chi chiede un intervento urgente di 118 ad esempio Io devo andare, appena arriva il mio sostituto arriva veniamo.
Se è una situazione occasionale chi aspetta ilvolontario può e deve mettere pazieza. Se si ripete troppo sovente... beh, credo che un momento di nervosismo ci possa stare.

ps il problema grande è che in Italia, con la scusa del volontariato che è gratuito, troppo spesso chi dovrebbe fare (stato, comune, regione asl eccetera) latita grrrrrr
Ofelia Deville ha detto…
@Miki, Daniele, Patricia, Francesca, Tomaso
Siamo tutti d'accordo nel dire che in ogni cosa che si fa ci vuole la giusta misura.
Grazie a tutti!

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